Ordini congelati. I vini della Valpolicella sono imballati e pronti per la spedizione negli Stati Uniti, ma sono fermi nelle cantine in attesa di capire se ci saranno o meno gli ipotetici dazi del 200% annunciati da Donald Trump. Gli importatori, infatti, non si fidano a mettere i container sulle navi, con il rischio che la merce arrivi a destinazione quando il prezzo delle bottiglie sarà cambiato.

“Gli ordini dagli Usa di gennaio e febbraio pre Vinitaly sono quasi tutti fermi – conferma Piergiovanni Ferrarese, membro di giunta di Confagricoltura Verona e presidente nazionale della sezione vino dei Giovani di Confagricoltura -. Le cantine della Valpolicella hanno ricevuto il cosiddetto approntamento, cioè la richiesta di evadere ordini, e perciò abbiamo proceduto alla preparazione dei bancali e all’etichettatura. Ma gli importatori non si fidano a procedere nello scenario di incertezza sui dazi. Dazi che, al momento, si vocifera essere confermati al 200% e andrebbero a colpire soprattutto la fascia dei prodotti entry level, cioè Valpolicella Classico e Superiore, e in secondo ordine il Ripasso. L’Amarone, essendo destinato a un consumatore di fascia alta, avrà probabilmente meno ripercussioni. Il problema è che gli importatori eseguono ordini misti, componendo bancali con vini di ogni tipologia e fascia. Perciò, al momento, è tutto fermo”.
Negli Stati Uniti c’è stato chi, nei mesi di novembre e dicembre, paventata la possibilità di una vittoria di Trump, ha accelerato sull’evasione degli ordini dalla Valpolicella, riempiendo i magazzini con i grandi vini rossi del territorio veronese. “C’è chi, invece, ha voluto indugiare, per capire come sarebbero andate le cose – spiega Ferrarese -. Oggi siamo arrivati al punto che il prezzo dei container è sceso di molti dollari, tornando quasi ai livelli pre pandemia. E questo renderebbe gli importatori felici di ordinare. Ma il mondo del vino sta letteralmente fermo a guardare cosa accade. In questa situazione di stallo, le cantine non possono fare molto, se non dialogare e tenersi pronte per qualsiasi evenienza. Quel che è certo è che, terminate le feste pasquali, i magazzini americani saranno vuoti. E che, cosa che non accadeva da tempo, i turisti americani sono tornati numerosi a visitare le cantine della Valpolicella nei primi mesi dell’anno. La scelgono per fare visite guidate, degustazioni in cantina e, perché no?, per portarsi a casa qualche bottiglia prima che questa venga colpita dai dazi”.
L’auspicio dei produttori veronesi è che “gli organi competenti a livello nazionale ed europeo continuino nei tavoli opportuni a mantenere alta l’attenzione – rimarca Ferrarese -, e soprattutto a scongiurare l’introduzione di dazi. Da sempre si sa che le guerre commerciali non vedono vincitori, ma portano a scompensi a tutte le parti in gioco. Ma se malauguratamente le tariffe dovessero essere introdotte, la Valpolicella dovrà concentrarsi nel guardare ad altri orizzonti, continuando a monitorare mercati nuovi e storici, e non farsi trovare impreparata. Ci sono Paesi interessanti per il vino veronese nell’Est Europa e mercati affermati come Cina, Corea, Singapore, Thailandia, che negli ultimi cinque-sei anni hanno visto incrementare l’interesse verso la Valpolicella. E poi ci sono sbocchi nuovi come l’India, che nei prossimi anni saranno sempre più interessanti da esplorare e studiare per potersi presentare”.
Gli Usa, con quasi 600 milioni di euro, rappresentano il 20% dei 2,8 miliardi di export vinicolo in Veneto (dati 2023 di Veneto Agricoltura). Il giro d’affari della Valpolicella vale circa 700 milioni di euro, di cui l’11% dall’export negli Stati Uniti.